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Sei ore di Endurance, vissute da dentro


FROM THE raceBOX


Ci sono giornate al Lab che si riconoscono ancora prima di entrare.


Sabato mattina, dieci in punto: arriva il team E-sport Phoenix One. Davanti a loro, sei ore di gara endurance sul circuito di Spa-Francorchamp.


La preparazione


Si inizia molto prima dello spegnimento dei semafori. Check tecnico completo sulla postazione, poi le prove: macchina, pista, assetto. Ogni dettaglio viene controllato, il bilanciamento giusto può fare la differenza tra reggere sei ore o mollare prima. 


Nel frattempo si discutono le strategie. In un endurance non si corre solo contro il tempo sul giro, ma contro la gestione e l’affidabilità della macchina: quando cambiare pilota, come gestire l'usura, dove rischiare e dove invece conviene restare prudenti.


Sono scelte che si fanno prima, ma che in pista possono ribaltarsi senza preavviso.


La pausa, prima della tempesta

Dodici in punto, pausa pranzo. È il momento in cui si respira un'ultima volta prima che la giornata cambi ritmo. Le chiacchiere e le risate si spengono, si ripassa mentalmente la strategia, ci si prepara mentalmente.

Un ragazzo alle prese con l'allenamento al simulatore
Un ragazzo alle prese con l'allenamento al simulatore

Le sei ore di Endurance


Alle quattordici si spengono i semafori. Non è una gara sprint, dove ogni errore è quasi definitivo. È una gara che si costruisce ora dopo ora, dove la costanza conta più della velocità.


Il cambio pilota


E poi arriva il momento più distintivo della giornata. Durante la corsa, fisicamente, un pilota lascia il sedile e un compagno di squadra prende il suo posto, esattamente come nell'endurance vera.


Non è un momento leggero.


In quei pochi secondi va trasmesso tutto: come si comporta la macchina in quel momento, dove sta perdendo grip, cosa aspettarsi nei prossimi giri, cosa evitare assolutamente. Chi entra deve fidarsi completamente di quello che chi esce gli sta dicendo, senza tempo per verificare, senza margine per chiedere conferme.


È in quei pochi secondi che si vede la vera natura di squadra di questo sport. Non conta solo chi guida meglio. Conta la fiducia nella squadra, e quanto velocemente essa riesce a passarsi non solo il volante, ma la consapevolezza di tutto quello che è successo fino a quel momento.


Le ore passano, la tensione resta. Si osservano i tempi, i cali di prestazione, le piccole crepe nella concentrazione che emergono con la stanchezza.


E si capisce, quasi fisicamente, quanto un endurance metta alla prova non solo le macchine, ma la mente.


Il traguardo


Quando finalmente si conclude l'ultimo giro, non c'è l'esplosione di una gara sprint. C'è qualcosa di più profondo: la soddisfazione di chi ha retto per sei ore filate.


Si guardano negli occhi, stanchi, ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di diverso dal solito.


E poi si torna a sistemare tutto. Ma la sensazione di aver vissuto una giornata intera dentro una sola gara resta lì...


...fino alla prossima.



Vuoi vivere anche tu una sfida endurance o hai un team E-sport?



 
 
 

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