Il momento in cui smetti di guidare senza usare la testa
- Francesca Carfì
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 1 min
FROM THE raceBOX
Ci sono piloti che salgono sul simulatore cercando subito il limite. Spingono, forzano, inseguono il tempo già dal primo giro.
E spesso sono gli stessi che fanno più fatica a migliorare.
Questo approccio è molto comune, sia tra piloti che tra
appassionati. Ma raramente porta a una crescita reale.
Per migliorare davvero non bastano passione, adrenalina o foga. Serve guidare anche con la testa, non solo con il cuore.
Ed è proprio lì che inizia il vero lavoro.
Durante i corsi di guida sportiva e le sessioni di coaching, uno degli aspetti fondamentali è la mentalità con cui si sale sul simulatore.

Accettare di essere umani, di commettere errori e di aver bisogno di tempo per costruire velocità è ciò che distingue una sessione casuale da un allenamento con un obiettivo.
Il problema non è la velocità. Il problema è il bisogno di dimostrare qualcosa a sé stessi, o a chi osserva come si affrontano le curve e dove si frena.
Nel motorsport l’umiltà non è debolezza, ma la capacità di riconoscere che c’è ancora qualcosa che non stai vedendo.
Quel decimo che perdi in una curva non è colpa della macchina.
Sei tu.
E questo è ciò che conta, perché significa che puoi migliorare.
Noi possiamo darti strumenti, metodo e direzione.
Il momento in cui inizi davvero a crescere parte sempre da una scelta: quella che fai nella tua testa, prima ancora che sul volante.

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