Persone diverse, obiettivi diversi
- Francesca Carfì
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 2 min
FROM THE raceBOX
Ore 15:00. Si aprono le porte del Lab. Si accendono i simulatori, e iniziano ad arrivare le prime persone. Eppure, dopo anni, c’è qualcosa che ancora ci sorprende.
Nessuno entra per lo stesso motivo.
Con il tempo abbiamo imparato che il simulatore è quasi sempre solo il punto di partenza. Dietro ogni sessione c'è una storia diversa.

La cosa che rende speciale il progetto raceX è la diversità enorme che distingue i ragazzi e le ragazze che ogni giorno provano i nostri simulatori.
E noi non ci limitiamo a farli accomodare e a far partire la sessione. Con ognuno di essi instauriamo un rapporto e cerchiamo di capire ogni prospettiva e ambizione.
Ci capita spesso di conoscere persone che, dopo anni trascorsi tra piste e paddock, per motivi diversi non possono più vivere il motorsport come una volta. Per noi è un onore e un privilegio poter offrire loro un modo diverso per continuare a sentirsi parte di questo mondo. E vedere quella scintilla riaccendersi è qualcosa che non smette mai di emozionarci.
Altri invece quella scintilla la hanno già. Fortissima. Ma non hanno nessuno con cui condividerla. Il nostro obiettivo è sempre stato costruire un ambiente che vada oltre la semplice simulazione. Un luogo dove allenarsi, confrontarsi, sfidarsi, commentare una gara di F1 o semplicemente incontrare persone che parlano la stessa lingua.
Perchè raceX non è solo un luogo, ma un punto d’incontro. Tra persone diverse, percorsi diversi e obiettivi diversi. E forse è proprio questo che rende il Lab qualcosa di più di un semplice centro di simulazione.
Le persone arrivano per motivi diversi. E a volte, senza accorgersene, ci lasciano più che un semplice tempo sul giro.


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